Dieci verità tristemente note ai pendolari

Ogni mattina, un pendolare si alza e sa che avrà un mezzo da prendere. Ogni mattina, un conducente si alza e sa che deve fare del suo meglio per rovinare l’esistenza a tutti i pendolari possibili.

Che si viaggi in autobus, treno, tram o mezzi (infernali) pubblici vari, ci sono delle verità primordiali che una dura vita di ritardi e soppressioni ci ha insegnato. Se anche tu condividi questa infausta sorte, ecco le 10 verità tristemente note ai pendolari.

Treno-in-ritardo

#1: il treno non è mai in orario. Mai. Che sia un furto di rame sui binari, un suicida che ha scelto proprio il tuo treno sotto cui buttarsi (e indurre al suicidio anche tutti i viaggiatori), l’investimento di un animale selvatico, la caduta di un meteorite o infiltrati alieni a bordo, fatto sta: il treno medio DEVE fare ritardo. E se non c’è un valido motivo, si fermerà in un posto a caso nelle campagne brulle o in galleria, così, tanto per.

1 bis: Unica postilla al primo comandamento. Il treno sarà magicamente puntuale quell’unica volta in cui tu arrivi in stazione in ritardo. A quel punto spaccherà il secondo e anzi, a sfregio passerà anche con un po’ di anticipo, bruciando le stazioni intermedie.

#2: Ai mezzi pubblici, come alle scale di Hogwarts, piace cambiare. Numero, tratta, direzione, fermate. O interrompersi a metà, dal nulla, facendo apparire sul display un “limitato a…” che puoi giurarci, prima non c’era.

#3: l’affollamento dell’autobus è direttamente proporzionale alla quantità di maniaci a bordo. Perché si sa, tra un gomito e un ginocchio, vuoi che nella folla non capiti anche una bella mano aperta, casualmente posizionata proprio sopra il tuo fondoschiena? Posizioni da tunnel carpale e doppio slogamento del polso, ma ehi, non è colpa mia, mi spingono.

3bis: stesso dicasi per scippatori di sorta. La mano truffaldina, se snobba il sedere, è solo per fiondarsi nell’altrettanto allettante borsetta aperta.

#4: l’apertura delle porte equivale a una dichiarazione di guerra. Caricatore in vita, fascetta in testa ed espressione truce: Rambo sia con voi, mentre vi fate strada nella marea umana. Se invece siete i poveretti che devono scendere, beh…è stato bello conoscervi.

#5: il posto a sedere è quotato più della Apple. Perché alla fine di una dura giornata di lavoro, nel mezzo di sudore, calca e odissea del rientro, appare lui. Il sedile vuoto. Ma se lo trovi, ahimè, l’idillio durerà solo il tempo necessario affinché un anziano, una donna incinta, un invalido di guerra o la più improbabile categoria di aventi diritto non apparirà magicamente al tuo fianco, a farti maledire di aver mai posseduto un senso civico.

#6: l’amuchina è la tua migliore amica. Igiene in bottiglia, effimera ma irrinunciabile illusione di non prendersi in un sol colpo il centinaio di batteri che circolano tra maniglie unte, aria appestata e sedili macchiati di sostanze non meglio identificabili.

#7: il controllore passa solo quando non hai il biglietto. Sei il più ligio viaggiatore del mondo, hai un portafoglio che trabocca di abbonamenti passati, biglietti di treno, metro, autobus, che basterebbero da soli a far funzionare l’intero ministero dei trasporti…e mai un controllo. Eppure, l’unica volta che per macchinetta inceppata, mancanza di resto o un qualunque motivo indipendente da te, sei sprovvisto di titolo di viaggio, il controllore sarà lì. Anzi, LA controllore. E guarda un po’, tu sarai identico spiccicato a quello stronzo del suo ex.

#8: ogni mezzo ha il suo squilibrato di fiducia. Ma sì, dai. La vecchietta catarrosa che inveisce contro non si sa chi. Il tossicodipendente in crisi di astinenza che sbatte la testa contro il muro. Il barbone che ormai vive in tram e ha colonizzato un vagone con tutto il suo necessaire. O lo psicopatico in treno che dichiara di essere cugino di un noto mafioso. Insomma, ce n’è per tutti i gusti: se viaggi sui mezzi, avrai trovato anche tu il tuo folle di fiducia.

#9: hai portato il multitasking a una nuova frontiera. Specialmente per le donne, ma anche per gli uomini. In questa epoca frenetica, il tempo morto degli infiniti trasporti sui mezzi deve essere sapientemente ottimizzato. Se ci vedi che con una mano mettiamo lo smalto, con l’altra ci reggiamo alla maniglia mentre rivediamo degli appunti e con la spalla reggiamo il telefonino che sennò zia Clotilde si lamenta che non chiamiamo mai… non siamo acrobati circensi: siamo solo pendolari del nuovo millennio.

#10: alla fine, essere pendolare ti insegna a vivere. Eh sì. Sei generalmente più intraprendente/autonomo/spigliato dei tuoi colleghi sedentari. Che ci piaccia o no la verità è anche questa: viaggiare amplia la mente e forgia  il carattere. E se i viaggi sono nella giungla urbana, beh… congratulazioni: stai diventando un guerriero.


12005868_10207820379526739_1476369072_oMarta Tempra, classe 1991, doppia vita di Ingegnere Nucleare 
e scrittrice. Dopotutto, la vita è quel meraviglioso connubio 
di allegria, caffè e dissociazione mentale. Scopri di più:
Annunci

3 comments

  1. Articolo fenomenale che vorrei aver scritto io perché… faccio parte della variegata categoria dei guerrieripendolari!
    Veri tutti i 10 punti, soprattutto la n. 4 (vedere per credere alla mia fermata, al grido di “Questa è Spartaaaaa ci si ammazza a colpi di macete per riuscire a salire. Non a prender posto, sottolineo, semplicemente per salire sul mezzo”).

    Triste e divertente. Divertente quando non sei stanca. Triste per la maggior parte delle volte… Brava Marta, i miei complimenti e la mia solidarietà da collega! 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...